
E’ il romanzo d’esordio di Sana Krasikov, classe 1979, nata in Ucraina ed è cresciuta in Georgia e negli Stati Uniti, dove vive attualmente. Il primo spunto per la trama l’ha ricevuto da un amico, figlio di americani che decisero di trasferirsi in Unione Sovietica durante gli anni della Grande Depressione per sfuggire alla miseria e inseguire i propri ideali politici.
Il bellissimo romanzo di Krasikov è un’opera di grande respiro che ripercorre le vite di tre generazioni della stessa famiglia, in un contesto storico-sociale che fluisce tra gli Stati Uniti e la Russia,
Il romanzo parla, principalmente, del rapporto tra l’individuo e la Storia, tra idealismo e realtà, e investiga il concetto di patriottismo in tutte le sue sfaccettature: concetto apparentemente nobile ma facilmente strumentalizzabile,
E’ un romanzo colmo di riferimenti agli eventi storici che hanno avuto luogo dagli anni ’30 fino al 2008, dalla Grande depressione alle Grandi purghe staliniane, dalla Seconda guerra mondiale alla Guerra fredda, fin quasi ai giorni nostri.
‘Lei ha visto la Storia da un posto in prima fila.’
Il romanzo è costruito attraverso capitoli alternati tra passato e presente, tra la storia di Florence, del figlio Julian e del nipote Lenny; un intreccio complesso tra le loro vite e i contesti in cui si sono snodate.
Florence è da sempre affascinata dal mondo sovietico, di cui conosce abbastanza la lingua e le tradizioni che le sono state trasmesse.
Durante il difficile periodo della Grande Depressione Flo ha una grande voglia di smarcarsi dalle logiche familiari, si avvicina agli ambienti studenteschi che contestano il sistema capitalistico che ha prodotto la crisi; sulla scia dei movimenti femministi .
Idealista e nauseata dalle contraddizioni del proprio paese, Florence – nonostante il parere contrario della sua famiglia – decide di lasciare gli Stati Uniti per trasferirsi nella terra d’origine della nonna, inseguendo il sogno socialista e la promessa di un amore oltreoceano.
Sempre convinta della bontà della sua scelta di aderire alla costruzione della nuova società sovietica, Florence, nel precipitare degli eventi legati alle alle purghe staliniane, cade vittima della brutalità di un regime sempre più opprimente e rimane presto bloccata in un paese da cui non può fuggire. Il governo russo infatti requisisce i documenti agli stranieri tramutandoli di fatto in cittadini sovietici e il governo americano si guarda bene dal proteggere i suoi cittadini che, nella loro visione, hanno voltato le spalle al Paese, ritenendoli dei traditori che non vale la pena di riportare a casa.
In quegli anni Florence si lega a Leon Brink, il padre di Julian. Con Leon condivide gli ideali ma anche anni difficili, sia durante la Grande guerra patriottica, ma soprattutto dopo, quando la paranoia del sistema spionistico russo si rivolgerà i contro tutti, e in special modo – nel loro caso – verso gli ebrei russi, considerati colpevoli di un complotto contro l’Unione Sovietica. Florence subisce il ricatto del suo passato, è trascinata in un vicolo cieco di delazioni strappate con le minacce, in un claustrofobico sistema di sospetti che mettono in dubbio persino le amicizie più strette.
Questo clima di terrore si appropria anche delle loro vite; arrestati insieme, affronteranno un destino diverso, che porterà Leon alla morte e Florence al gulag in Siberia, dove dovrà scontare sette anni di lavori forzati.
IL figlio successivamente trasferitosi in America tornerà e potrà consultare i documenti del kgb sulla madre ormai desecretati .
Le verità che scopre non sono facili da accettare: Florence è stata vittima di un sistema che l’ha spinta a farsi complice, nel tentativo di salvare le persone che amava. Ma ciò che più ferisce la coscienza di Julian, è che sua madre non abbia mai condannato il sistema sovietico, che abbia continuato in parte a giustificare i sistemi adottati dal regime, in quanto, a suo modo di vedere, tendevano ad un bene superiore. Julian legge in questo patriottismo estremo, deciso a soprassedere anche sulle atrocità commesse verso milioni di cittadini, una distorsione colpevole.
‘Quello che non riuscivo a tollerare era la sua riluttanza a condannare il sistema stesso che aveva distrutto la nostra famiglia. Il suo rifiuto di contestare il male che mi aveva privato di un padre e mi aveva lasciato senza l’amore di una madre negli anni in cui un bambino ne ha più bisogno. (..) Negli anni Sessanta e Settanta, quando leggevo compulsivamente i samizdat, avrei voluto vederla cinica e disillusa quanto me. Avrei voluto vederla arrabbiata per le disgrazie che lei aveva dovuto subire: l’omicidio del marito, la separazione forzata dal figlio, i sette anni di prigionia, la fame e l’umiliazione. Che tutto questo non la facesse infuriare alimentava la mia collera. Perché mi costringeva a portare il fardello dell’ira per conto di entrambi. Il fatto che mia madre si ammantasse dell’abituale remissività dello schiavo mi spingeva a compatirla come una vittima dei suoi tempi, del suo orientamento politico, una vittima della sua pervicacia e delle sue illusioni. E, certamente, era stata una vittima, ma fino a quella sera non avevo valutato la possibilità che fosse stata anche qualcos’altro. La complice di quello stesso sistema di cui era stata la preda.
Che si trattasse di cittadini, di membri del partito, dei servizi segreti, degli apparati dello stato, tutti erano al tempo stesso vittime e carnefici in un gioco delle parti diabolico per salvarsi la pelle. Il bene e il male sono equamente distribuiti tra Russia e Stati Uniti, nessuno ne esce innocente, né da una parte, né dall’altra.
Un bel romanzo storico, ben scritto, ricco di riferimenti molto puntuali, di riflessioni esisitenziali, forse un po’ meno coinvolgente la parte storica più vicina a noi, comunque disillusa sulla possibilità che la Russia cambi.